Pignoramento stipendio: quando avviene e quali sono i limiti?

Il pignoramento dello stipendio può essere effettuato per soddisfare i creditori, ma ci sono dei limiti, per garantire la sopravvivenza minima vitale del debitore. Vediamo quindi di capire quale somma può essere pignorata e come avviene l’intera procedura.

Una delle forme più diffuse di pignoramento presso terzi riguarda proprio lo stipendio. Esso infatti è una somma di denaro, che l’azienda deve versare al lavoratore in cambio di una prestazione lavorativa, quindi una forma di debito che il datore di lavoro ha nei confronti del dipendente.

Il creditore, quindi, può agire andando a prelevare parte della suddetta cifra, per potere recuperare il suo credito.

Il limite entro il quale può essere prelevato parte dello stipendio è fissato dal Codice di Procedura Civile, ma concretamente il tetto viene stabilito di anno in anno, in base all’assegno sociale erogato dall’Inps.

Quindi, risulta ovvio che, le trattenute subite in passato da una soggetto siano diverse da quelle effettuate ora.

Di seguito analizzeremo le regole e i limiti per il 2019, e cercheremo di capire come si possono pignorare i beni di un individuo, anche se disponibili presso terzi.

Quando può essere pignorato lo stipendio?

Il creditore può chiedere il pignoramento dello stipendio del debitore per riuscire a recuperare il proprio credito. Si tratta, comunque, di uno strumento con dei precisi limiti da rispettare, dato che il legislatore vuole garantire in ogni caso la sostenibilità della vita del debitore. Quindi è possibile trattenere solo una parte di esso.

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Detto ciò si possono verificare due diverse situazioni:

  • lo stipendio può essere già depositato presso una banca o in posta: è possibile pignorare l’importo che eccede il triplo dell’assegno sociale
  • lo stipendio non è ancora stato accreditato: è possibile trattenere la quota stabilita dal tribunale, solitamente un quinto, o metà se si tratta di concorso di più cause creditorie.

Come intuibile, perciò, l’azione esecutiva ha come oggetto delle somme di denaro non ancora in possesso di un soggetto, anche se gli spettano di diritto. In realtà può trattarsi di qualsiasi bene mobile, ma per praticità viene aggredito direttamente il denaro, visto che non è necessario proseguire con una vendita all’asta per ricavare un guadagno.

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Oltre allo stipendio, è possibile effettuare anche il pignoramento del conto corrente o delle pensione. In altre parole possiamo affermare che l’interessato ha la facoltà di agire nei confronti del debitore del debitore.

Per potere agire in tal senso, è comunque necessario possedere un titolo esecutivo, come un decreto ingiuntivo, una cambiale, un assegno, un contratto o una sentenza di condanna.
Prima di procedere, inoltre, deve essere notificato al soggetto anche il cosiddetto atto di precetto, cioè un ultimo avvertimento e l’ultima possibilità di effettuare il pagamento entro 10 giorni.

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I limiti per il pignoramento dello stipendio

Come abbiamo anticipato il pignoramento dello stipendio ha dei limiti precisi, nel senso che deve essere utile per soddisfare le pretese del creditore, ma non deve mettere eccessivamente in difficoltà il debitore.La cifra può essere prelevata direttamente dall’azienda, o dall’istituto di credito dove è stata depositata.

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La regola generale prevede che non si possa bloccare più del 20% del totale, ovvero un quinto, se l’azione viene effettuata nei confronti del datore di lavoro. In questo caso si fa riferimento al netto in busta paga, quindi senza conteggiare le ritenute fiscali e previdenziali.

Se sono presenti diverse azioni creditizie, contemporaneamente, è possibile trattenere fino alla metà dell’importo.

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Se lo scopo è ottenere crediti per alimenti, il limite si alza a un terzo. Non si tratta però del mantenimento dell’ex moglie, ma di importi dovuti a familiari per la loro sopravvivenza, se non possono mantenersi da soli a causa di salute o altro.

Le regole cambiano ulteriormente se il debito da saldare si riferisce a una cartella esattoriale già notificata, ci sono infatti altri limiti, in base all’importo dello stipendio totale, come vedremo a breve.

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La procedura di pignoramento dello stipendio

Abbiamo già accennato che il soggetto interessato deve scegliere come effettuare il pignoramento dello stipendio, ovvero in modo antecedente o successivo all’accreditamento presso il conto corrente bancario o postale del debitore.

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Nel primo caso l’atto deve essere notificato anche al datore di lavoro, visto che quest’ultimo deve bloccare la quota prevista. Nel secondo caso, invece, la notifica va fatta anche all’istituto di credito.

Prima di arrivare a definire il suddetto atto finale, volto a fare recuperare un credito all’interessato, si devono concludere altre fasi del procedimento.

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Innanzitutto l’iter deve essere attivato dal creditore, facendo una precisa richiesta al Tribunale competente, fornendo le prove del proprio credito. Il Giudice può emettere un decreto ingiuntivo volto a sollecitare il pagamento della cifra dovuta entro 40 giorni, per evitare l’esecuzione forzata.
L’ultimatum è rappresentato, comunque, dall’atto di precetto, che implica ulteriori 10 giorni di tempo, oltre i quali è possibile procedere direttamente pignorando i beni.

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L’azione viene definita monitoria, essendo che viene richiesta senza che sia necessaria la presenza del debitore. Se quest’ultimo però decide di opporsi alla decisione, si dovrà attivare un procedimento simile a una causa ordinaria, con un contraddittorio.

Pignoramento stipendio fatto da privati

Se la problematica è inerente a debiti tra privati le regole sono diverse rispetto a questioni che riguardano enti pubblici, come ad esempio le cartelle esattoriali inviate dall’Agenzia Entrate Riscossione.

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Tra privati i limiti al trattenimento di parte della busta paga possono essere di diverso tipo in base al momento in cui viene effettuato e alla tipologia di credito.

Se contemporaneamente ci sono più cause creditizie, può essere pignorata fino alla metà della busta paga, comprensiva di straordinari ma al netto di trattenute fiscali e previdenziali.

Ad ogni modo ci possono essere regole diverse a seconda che la cifra sia già stata accreditata in banca o meno, e bisogna considerare l’ammontare dell’assegno sociale erogato dall’Inps, che per il 2019 è equivalente a 457,99 euro.

In particolare:

  • se la cifra è già stata depositata in banca: è possibile prelevare l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale. Ad esempio in una busta paga che al netto è di 1500 euro, devono essere tolti 475,99×3 euro, cioè 1373,99 euro. La quota pignorabile è quindi di 126,03 euro.
  • se si tratta di somme non ancora accreditate: è possibile trattenere un quinto dello stipendio, o quanto concesso dal giudice se si tratta di crediti alimentari. Se c’è un concorso tra cause creditorie si può pignorare fino alla metà.

Pignoramento stipendio fatto dall’Agente della Riscossione

Se i debiti si riferiscono a cartelle esattoriali già notificate ma non pagate, la situazione cambia, infatti i limiti sono ancora più stretti.

Quindi se il soggetto che agisce è l’Agenzia Entrate Riscossione, il pignoramento dello stipendio avviene in base al valore della busta paga, in particolare:

  • fino a 2.500 euro: un decimo
  • fino a 5.000 euro: un settimo
  • oltre 5.000 euro: un quinto​

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