Agricoltura, la Sardegna rischia di perdere 900 milioni di contributi


I Fondi europei devono essere spesi entro giugno. L’Argea deve liquidare 50mila pratiche. Alcune sono ferme da 9 anni

CAGLIARI. Il rischio è peggio di un salto nel vuoto senza rete. A giugno 900 milioni di fondi europei per l’agricoltura potrebbero svanire nel nulla. Accadrà purtroppo se, entro marzo e aprile, l’Agenzia Argea non dovesse farcela ad azzerare l’arretrato delle domande presentate per i contributi del Piano di sviluppo rurale 2014-2020. Delle 50mila pratiche mummificate alcune sono bloccate addirittura da otto-nove anni, altre accatastate da mesi e mesi in corridoi e uffici. È un’emergenza senza precedenti. C’è bisogno di una task force per raddrizzare il sistema, per evitare che migliaia di agricoltori, allevatori e pescatori finiscano nel baratro da un momento all’altro. Senza quei contributi europei, che da sempre tengono in piedi l’agricoltura, troppe aziende chiuderebbero, e sarebbe un disastro economico e sociale.

Il caos. Scattato alla fine della scorsa legislatura, l’allarme ha superato il livello di guardia all’inizio di questa cominciata a febbraio. Il Consiglio regionale sta provando a metterci una pezza con una legge. Stamattina la salva agricoltori dovrebbe essere approvata dalla commissione riforme dopo aver ottenuto 24 ore fa il via libera da quella all’agricoltura. Il sì definitivo dovrà arrivare per forza prima di Natale, con il voto in aula.

La strategia.

Per affrontare l’emergenza ed evitare che i 900 milioni debbano essere restituiti all’Europa, la leggina, firmata da tutti i capigruppo di maggioranza, prevede una task force di impiegati per eliminare le pratiche bloccate. Anche le opposizioni non sono contrarie: i Progressisti, con Gianfranco Satta, hanno presentato una proposta di legge alternativa. La differenza, a questo punto, sarebbe solo sulle regole d’ingaggio degli impiegati che dalle altre agenzie agricole, Agris e Laore, dovranno trasferirsi negli uffici di Argea.

Zero personale. La commissaria dell’Agenzia, Patrizia Mattioni, ha spiegato più volte il perché del ritardo nell’istruttoria delle pratiche. Il personale di Argea è sottodimensionato; all’appello mancherebbero 128 dipendenti, 200 secondo i sindacati. Come se non bastasse, il sistema informatico utilizzato ha funzionato spesso male. La macchina burocratica è andata avanti per un po’ singhiozzo, poi s’è fermata del tutto. Certo, se l’allarme fosse scattato almeno uno o due anni prima, l’Argea (e soprattutto gli agricoltori) oggi non sarebbe con l’acqua alla gola .

Massima urgenza. Da qualche settimana, con la scadenza di giugno ormai vicina, risolvere il caso Argea è diventata una priorità. La leggina prevede un finanziamento di 2,7milioni spalmato fra le poche settimane che rimangono di quest’anno (200mila euro) e primi mesi del prossimo. «Quei soldi – ha confermato Piero Maieli del Psd’Az, presidente della commissione agricoltura – sono l’incentivo che metteremo sul piatto per favorire l’arrivo del personale dalle altre agenzie agricole. Un incentivo dovrà essere proposto anche ai dipendenti di Argea, che dovranno formare i loro nuovi colleghi». Per il presidente della commissione riforme, Pierluigi Saiu della Lega, «è indispensabile approvare la legge e renderla operativa nel più breve tempo possibile per evitare contraccolpi pesanti sulle aziende». Oggi ci sarà il primo via libera, in commissione, massimo fra dieci giorni dovrebbe arrivare quello del Consiglio.

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