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Finanziamenti - Agevolazioni - Norme - Tributi

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La cessione del quinto (cessione del quinto dello stipendio o pensione)
è una tipologia di prestito previsto in Italia da estinguersi attraverso
trattenute dirette sul salario (stipendio o pensione), fino ad un massimo di un
quinto dell’emolumento valutato al netto delle ritenute.
Questa particolare forma di credito al consumo, tipicamente italiana, è stata
introdotta nel secondo dopoguerra (attraverso il D.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180) al
fine di agevolare l’accesso al credito da parte dei dipendenti statali
di un’Italia particolarmente provata dalla guerra: lo scopo era quello di
tranquillizzare i creditori concedendo una garanzia solida come il salario dei dipendenti
pubblici, consentendo ai consumatori di accedere a un forma di credito di importo
potenzialmente elevato.
Attualmente, grazie ad opportune modifiche normative (legge 80/2005), questa forma
di credito è disponibile anche per i dipendenti privati ed i pensionati.
Come abbiamo visto il nome di questo strumento deriva dal fatto che l’importo
della rata non può superare il valore di un quinto (1/5) del salario netto:
dipende poi dalla specifica amministrazione/datore di lavoro la facoltà di
concedere o meno di includere ai fini del calcolo della quota cedibile anche la
tredicesima e l’eventuale quattordicesima.

LA DEFINIZIONE DELLA RATA

Al contrario dei mutui e di altri finanziamenti, nella cessione del quinto dello stipendio viene determinata prima la rata e, successivamente, i possibili importi erogabili, in funzione della durata del prestito.
Dunque, nel caso in cui un cedente disponga di uno stipendio netto (o una pensione INPS) pari a 1.500 euro al mese, si determina subito la rata massima della cessione del quinto che, in generale, può arrivare fino a 1/5 dello stipendio (nell’esempio riportato, la rata massima è pari a 300 euro); dalla rata mensile di rimborso si determina l’importo netto erogabile in funzione della durata del prestito. Considerando i seguenti parametri, che sono puramente esemplificativi:

  • Stipendio netto mensile: 1.500 euro
  • Rata fissa: 300 euro
  • TAN: 5%

I possibili importi netti ottenibili dal richiedente, funzione della durata del finanziamento, sono i seguenti:

RATA MENSILE DURATA CESSIONE DEL QUINTO IMPORTO NETTO EROGATO
300,00 € Cessione 120 mesi (10 anni) 21.050 €
300,00 € Cessione 108 mesi (9 anni) 19.690 €
300,00 € Cessione 96 mesi (8 anni) 18.230 €
300,00 € Cessione 84 mesi (7 anni) 16.690 €
300,00 € Cessione 72 mesi (6 anni) 15.050 €
300,00 € Cessione 60 mesi (5 anni) 13.200 €

Visto che la rata fissa, pari a 1/5 dello stipendio o della pensione, è sostenibile per definizione, il cliente potrà scegliere la durata del finanziamento sulla base della somma di denaro di cui necessita. Se, ad esempio, deve acquistare un automobile del valore di 16.000 euro, potrà optare per un finanziamento contro cessione del quinto dello stipendio di durata pari o superiore a 84 mesi (7 anni).

LA DELEGA DI PAGAMENTO

Esiste poi una forma di credito al consumo piuttosto simile alla cessione del quinto,
che ne segue tutte le regole (procedure operative, trattenute sul salario, ecc.),
ma che rientra nella categoria dei prestiti personali: si tratta della delega
di pagamento, che è un prestito in cui il dipendente dà
delega all’amministrazione terza ceduta/datore di lavoro di provvedere al
pagamento della rata. La delega di pagamento è disponibile solamente
ai dipendenti di amministrazioni che abbiano stipulato apposite convenzioni
con le finanziarie che erogano il credito, e consente di cedere un ulteriore quinto
dello stipendio, arrivando pertanto alle cessione del doppio quinto del salario.

    <p>

    Dunque la delega di pagamento consente semplicemente di incrementare la  quota cedibile trattenuta sulla busta paga (o sulla pensione) fino al 40% del  reddito netto mensile. Rispetto alla cessione del quinto, il prestito con  delega di pagamento può essere utile quando il dipendente (o il pensionato) ha  già in corso un prestito con un debito residuo molto elevato, oppure necessita  di una somma di denaro particolarmente elevata – anche fino a 80.000 euro - non  raggiungibile con la sola cessione del quinto. </p>
    <p>Il processo di istruttoria della delega di pagamento è analogo a quello della  cessione del quinto, sia per i requisiti necessari, sia per la documentazione  richiesta, sia per le tempistiche di erogazione, stimate in 10 – 15 giorni  lavorativi.</p>

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CONVENZIONI PER LA CESSIONE DEL QUINTO

Convenzioni particolarmente rilevanti sono poi quelle predisposte in ambito cessione
del quinto da parte di INPS ed INPDAP (convenzioni accessibili ai pensionati dell’Istituto
Nazionale di Previdenza Sociale e dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei
Dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche) e dal MEF (convenzioni accessibili ai
dipendenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze): alle finanziarie
che vi aderiscono viene infatti concesso di poter accedere a processi semplificati
ed automatizzati, che riducono i costi operativi ed i costi necessari per la gestione
dei pagamenti delle quote, ma viene d’altra parte richiesto di rispettare
determinate regole volte a tutelare i cedenti (in generale vengono fissati dei limiti
ai costi praticabili e dei tassi massimi inferiori rispetto a quanto previsto dalla
normativa sull’usura).
La durata minima consentita è pari a 24 mesi, mentre la durata massima è
pari a 10 anni (120 mesi) e comunque non può eccedere il termine del rapporto
di lavoro ed il pensionamento, tranne che per i dipendenti ministeriali (stipendiati
dai ministeri, come ad esempio gli insegnanti, che sono stipendiati dal ministero
della pubblica istruzione), che al momento del pensionamento possono decidere se
estinguere il debito o traslarlo sulla pensione. Per i pensionati la scadenza non
può eccedere il 90° anno di età.

LA NORMATIVA

La legge prevede che il contratto stipulato venga notificato all’amministrazione
terza ceduta (datore di lavoro o ente pensionistico, INPS o INPDAP) con data certa:
si possono utilizzare quindi a tale scopo gli ufficiali giudiziari, sempre meno
utilizzati per ragione di costo, la raccomandata giudiziaria (anche questa sta cadendo
in disuso per ragioni di costo), le raccomandate con ricevuta di ritorno (che al
momento sono il mezzo di notifica più utilizzato) ed anche la posta elettronica
certificata, che purtroppo ancora pochi datori di lavoro accettano. Il contratto
viene poi notificato anche al Fondo Pensione nel caso in cui il dipendente ne abbia
uno: questo serve ad impegnare/mettere a garanzia anche il TFR (Trattamento di Fine
Rapporto) non accantonato in azienda.  
La normativa prevede poi che, al momento della stipula del contratto, si stipuli
obbligatoriamente anche una assicurazione sulla vita e la perdita di lavoro
a favore della finanziaria che eroga il finanziamento (il beneficiario è
quindi la finanziaria). L’assicurazione sul “rischio impiego” interviene
in caso di licenziamento del dipendente (non interviene ovviamente in caso di dimissioni
volontarie), ma prevede il diritto di rivalsa nei confronti del debitore. In caso
di licenziamento, quindi, la finanziaria viene rimborsata attraverso il TFR maturato
fino a quel momento dal dipendente, ed accantonato in azienda o presso il fondo
pensione; nel caso in cui il TFR non fosse sufficiente a coprire il capitale residuo,
interverrebbe l’assicurazione a coprire la restante quota parte, ma poi l’assicurazione
potrebbe rivalersi nei confronti de debitore (ad es. attraverso il pignoramento
di beni, ecc.).L’assicurazione sulla vita invece interviene in caso di decesso
del debitore/cedente senza vantare alcun diritto di rivalsa nei confronti degli
eredi.

La cessione del quinto è in qualche modo la forma italiana di credito subprime:
si tratta infatti di una forma di credito accessibile anche ai cattivi pagatori
in quanto garantita da stipendio o pensione. Questa è una delle ragioni per
cui presenta spesso costi piuttosto elevati. Spesso chi ricorre alla cessione ha
avuto problemi di credito, è un cattivo pagatore ed è già molto
impegnato dal punto di vista finanziario:  trova quindi nella cessione l’ultima
spiaggia. Per questa ragione spesso si procede al rinnovo delle cessioni del quinto
o delle deleghe di pagamento: i debitori accendono un nuovo finanziamento con il
quale estinguono il debito residuo ed attraverso il quale ottengono la liquidità
di cui necessitano (il rinnovo della cessione del quinto è consentito solamente
dopo che sia trascorso il 40% del piano di ammortamento – in questi casi i
debitori hanno diritto di chiedere all’assicurazione il rimborso della quota
parte dei premi assicurativi pagati e non goduti).

Il processo di richiesta della cessione del quinto può essere
piuttosto lungo e complesso. In primo luogo richiede la presentazione
di una documentazione piuttosto corposa e spesso di non facilissima reperibilità:
oltre alla solita documentazione richiesta per la concessione di credito al consumo
(documento di identità e codice fiscale), è necessario presentare
la busta paga o il cedolino della pensione (in
caso si sia pensionati), ed il certificato di stipendio o la comunicazione di quota
cedibile in caso si sia pensionati (il certificato di stipendio può essere
molto complesso da ottenere, trattandosi di un documento non standard che deve essere
richiesto al datore di lavoro). È poi necessario compilare e firmare la documentazione
precontrattuale, l’IEBCC (Informazioni Europee di Base sul Credito al Consumo)
o SECCI (Standard European Consumer Credit Information), la contrattualistica del
finanziamento ed anche le informazioni precontrattuali della copertura assicurativa,
oltre alla proposta assicurativa, senza dimenticare che la compagnia assicurativa
potrebbe richiedere un rapporto di visita medica che deve essere richiesto al medico
curante. Per poter poi procedere all’erogazione, la finanziaria provvede alla
richiesta della copertura assicurativa alla compagnia ed alla
notifica del contratto al datore di lavoro (amministrazione terza ceduta)
e, se presente, anche al fondo pensione presso cui si accantona il TFR,
ed il finanziamento non viene erogato fino all’emissione della polizza da
parte della compagnia ed al rilascio dell’atto di benestare da parte dell’amministrazione.
In caso si provveda al rinnovo di una cessione del quinto o delega di pagamento
preesistente, il processo si complica ulteriormente, e conseguentemente si allungano
i tempi: in questi casi è infatti necessario estinguere la cessione preesistente
ed è pertanto necessario chiedere alla finanziaria che viene estinta il rilascio
del conteggio estintivo del debito residuo: nonostante per legge il conteggio vada
rilasciato entro 10 giorni dalla richiesta, spesso i tempi si allungano perché
le finanziarie estinte oppongono resistenza, sollevando vizi formali e tentando
di convincere il cedente a rinnovare con loro stesse.

CREDITORI/FINANZIATORI

In funzione di quanto indicato dal D.P.R. 180/1950 e della disciplina del settore
del credito sancita dal d.lgs 1° settembre 1993 n. 385 (Testo Unico Bancario) solamente le banche e gli intermediari
finanziari iscritti in apposito elenco tenuto dalla Banca d’Italia (dal 2007
Banca d’Italia esercita le funzioni precedentemente svolte dall’Ufficio
Italiano Cambi, U.I.C., cui è succeduta in tutti i diritti e rapporti giuridici
di cui quest’ultimo era titolare). Il settore della cessione del quinto ha
subito una profonda trasformazione negli ultimi anni: da quando Banca d’Italia
è succeduta all’U.I.C. ha cominciato a controllare con maggior attenzione
il settore, caratterizzato da comportamenti non sempre cristallini da parte degli
istituti eroganti e dei soggetti che intermediavano il credito. Ha chiarito in particolare
che molti comportamenti adottati dagli attori del settore erano contrari alle previsioni
della normativa ed ha cominciato a sanzionare i comportamenti illeciti: il risultato
di questa sua attività è stato una drastica riduzione dei player operanti
nel settore, la quasi scomparsa degli intermediari finanziari non bancari, la scomparsa
di alcune forme di credito particolarmente rischiose, come ad esempio le cessioni
concesse ai dipendente di piccole aziende (small business), e la riduzione della
lunghezza della catena distributiva.

CANALI DISTRIBUTIVI

I canali distributivi sono anche nel caso della cessione del quinto tutti gli attori
che solitamente distribuiscono prodotti di credito:

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  • le stesse banche che finanziano i crediti;
  • gli intermediari finanziari che li erogano
  • gli agenti in attività finanziaria che fungono da interfaccia tra il cliente
    e le Banche o le Società di Intermediazione Finanziaria di cui sopra, da
    cui ricevono i compensi (è fatto espresso divieto di ricevere compensi in
    denaro dal cedente)
  • i mediatori creditizi che al pari degli agenti fungono da interfaccia tra il cliente
    e le Banche o le Società di Intermediazione Finanziaria di cui sopra, da
    cui ricevono i compensi, ma che hanno compiti meno vasti rispetto agli agenti.

Anche i canali distributivi sono stati completamente trasformati dagli interventi
di Banca d’Italia, oltre che da alcune innovazioni e semplificazioni normative,
come ad esempio l’apertura del settore ai pensionati o la semplificazione
della procedura di notifica dei contratti. Rispetto al 2006 quindi oggi il settore
presenta:

  • Un ruolo molto più attivo da parte delle banche, che spesso distribuiscono
    questi prodotti direttamente in filiale, almeno nei casi di prodotti semplici, come
    ad esempio le cessioni del quinto della pensione in convenzione e che in questi
    casi erogano direttamente i crediti concessi.
  • Una straordinaria contrazione del numero degli intermediari finanziari iscritti
    all’elenco 106, a seguito di interventi sanzionatori da parte di Banca d’Italia
    e dell’indicazione di stringenti limiti sul patrimonio di vigilanza (sono
    in particolare scomparsi due player di primo piano del settore, come Idea Finanziaria
    e Ktesios).
  • Una enorme riduzione e concentrazione degli agenti in attività finanziaria
    e dei mediatori creditizi che operano nel settore (e che in precedenza la facevano
    da padroni). Gli interventi di Banca d’Italia hanno infatti reso illecite
    alcune pratiche, riducendo in questo modo i margini della catena distributiva, che
    ha visto aumentare la scala minima necessaria per sopravvivere. Banca d’Italia
    è anche intervenuta a livello di compliance: sono richiesti capitali sociali
    minimi di 120.000 euro e l’iscrizione all’OAM richiede obblighi formativi
    piuttosto onerosi. Inoltre entrambe le figure necessitano dell’iscrizione
    alla sezione E del RUI (Registro Unico degli Intermediari assicurativi) tenuto presso
    l’IVASS (una componente fondamentale nei contratti di cessione del quinto
    sono le polizze assicurative)

MODALITÀ DI RIMBORSO

Il rimborso delle rate dovute per l’ammortamento del finanziamento
avviene a cadenza mensile tramite trattenuta sulla basta paga per i dipendenti e
sulla pensione per i pensionati: vi provvede direttamente il datore di lavoro o
l’ente previdenziale (l’INPS), che non possono esimersi dal provvedere
alla trattenuta in caso di ricezione della notifica del contratto di cessione (a
patto che il cedente non abbia già impegnato il quinto del salario, che i
tassi di interesse globali siano inferiori alle soglie d’usura volta per volta
vigenti, en in generale che la cessione del quinto rispetti tutte le prescrizioni
previste dalla normativa di riferimento). Proprio questa modalità di pagamento
della rata è la caratteristica peculiare della cessione del quinto, in grado
di tranquillizzare i creditori, che quindi sono disposti a concedere credito anche
ai cattivi pagatori (persone segnalate in CRIF o protestate).
In caso di decesso del cedente provvede l’assicurazione a
versare alla banca o intermediario finanziario il capitale residuo, mentre in caso
di perdita di impiego il creditore viene rimborsato attraverso il TFR maturato dal
cedente e, se questo non fosse sufficiente a coprire l’intero capitale residuo,
interverrebbe a copertura della parte residua la compagnia assicurativa, che può
poi rivalersi sul cedente.
È frequente infine il caso in cui si provveda al rinnovo della cessione,
ossia si accenda un’altra cessione prima di aver completamente ammortizzato
la precedente: in questo caso il rimborso della cessione che viene estinta anticipatamente
attraverso una quota parte del finanziamento ottenuto attraverso la nuova cessione.

GARANZIE RICHIESTE

Sebbene ai cedenti apparentemente non vengano richieste garanzie di sorta, quali
ad esempio beni immobili da ipotecare o beni da dare in pegno, oppure la firma congiunta
di garanti, in realtà questa forma di credito al consumo viene concessa solo
a coloro che abbiano una garanzia molto apprezzata: la disponibilità
di un reddito sicuro come quello da lavoro dipendente o da pensione.
Non solo, ai dipendenti privati viene richiesto di porre anche un vincolo sul
TFR accantonato in azienda e/o presso un fondo pensione e viene richiesta
per legge un’ulteriore forma di garanzia: una copertura assicurativa sulla
vita ed una sulla perdita di lavoro che hanno come beneficiari la finanziaria
che eroga il credito (l’assicurazione sul “rischio impiego” interviene
in caso di licenziamento del dipendente mentre non interviene ovviamente in caso
di sue dimissioni volontarie, e prevede il diritto di rivalsa nei confronti del
debitore). A ben vedere quindi la cessione del quinto dello stipendio o pensione,
al pari della delega di pagamento, è una forma di credito al consumo molto
garantita, ed è per questo che viene concessa anche alle persone che abbiano
avuto problemi di credito (segnalati nei credit bureau come CRIF o Experian) o che
siano protestati.

TIPOLOGIE DI RICHIEDENTI

La cessione del quinto è disponibile solamente ai consumatori
che abbiano un reddito sicuro come quello da lavoro dipendente o da pensione. Andando
più in dettaglio, possono accedere alla cessione del quinto:

  • i dipendenti a tempo indeterminato di amministrazioni statali, pubbliche e private,
    purché la durata della cessione non ecceda il termine del rapporto di lavoro
    ed il pensionamento (potrebbero accedervi anche i dipendenti a tempo determinato
    o con apprendistato a patto che il contratto scada dopo il termine del piano di
    ammortamento della cessione). Si sottolinea poi che la cessione del quinto ai privati
    viene concessa raramente se non si sia già accantonato un TFR non trascurabile;
  • i pensionati che godano di pensioni diverse da quelle sociali per inabilità
    (sono ammesse le pensioni di anzianità e di vecchiaia, quelle di invalidità
    e quelle di reversibilità), il cui assegno pensionistico sia di importo superiore
    alla pensione minima e la cui età alla scadenza del piano di ammortamento
    non superi i 90 anni.

Non possono quindi accedere alla cessione del quinto tutti i pensionati che non
rispecchino i criteri esposti sopra né in liberi professionisti ed i lavoratori
autonomi.
La delega di pagamento, o doppio quinto, non è invece disponibile
per i pensionati ma solo per i dipendenti i cui datori di lavoro avallino la pratica
(mentre la cessione del quinto è un diritto del dipendente, la delega di
pagamento viene concessa a discrezione del datore di lavoro – spesso la delega
di pagamento viene concessa solamente se erogata da finanziarie che abbiano stipulato
apposite convenzioni con le amministrazioni terze cedute).

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IMPORTI

La cessione del quinto e la delega di pagamento possono consentire di accedere ad
importi piuttosto elevati (mediamente compresi fra i 15 ed i 20
mila euro). Gli importi massimi concessi variano in funzione:

  • dello stipendio o pensione disponibile: la rata massima infatti è pari ad
    un quinto dello stipendio o pensione. Più è alto lo stipendio o la
    pensione, più alto è l’importo che può essere erogato;
  • di eventuali vincoli sul capitale massimo assicurabile che possono essere posti
    dalle compagnie assicurative: questi vincoli possono essere posti dalle compagnie
    per ridurre e diversificare il rischio su più teste. Nel caso dei dipendenti
    privati l’importo massimo assicurabile è funzione del TFR accantonato
    (esistono di solito regole che fissano importi massimi pari a multipli del TFR accantonato
    – i multipli variano in funzione della solidità finanziaria dei datori
    di lavoro);
  • di eventuali vincoli sul capitale massimo erogabile che possono essere posti dalle
    finanziarie erogatrici: questi vincoli possono essere posti dalle finanziarie per
    ridurre e diversificare il rischio su più teste;
  • della durata del piano di ammortamento.

Ovviamente l’importo massimo ottenibile può aumentare in caso si affiancasse
alla cessione del quinto la delega di pagamento: l’importo ottenibile può
raddoppiare.

COSTI, TASSI DI INTERESSE E SOGLIE D’USURA

Le cessioni del quinto presentano diverse voci di costo:

  • Costi fissi/di istruttoria: costi fissi che possono essere richiesti
    ai cedenti per far fronte ai costi che è necessario sostenere per istruire
    le pratiche di cessione del quinto (costi di raccolta ed analisi della documentazione,
    di valutazione del merito creditizio, costi di notifica e di erogazione) ed i costi
    di incasso rata;
  • Commissioni: costi che possono essere sostenuti per remunerare
    la rete commerciale/distributiva e per finanziare l’attività di marketing;
  • Imposta di bollo: sui contratti di cessione del quinto grava un’imposta
    di bollo pari a 14,62 euro. Inoltre sulle comunicazioni periodiche, in particolare
    gli estratti conto inviati annualmente, è prevista un’imposta di bollo
    pari a 1,81 euro;
  • Premi assicurativi: premi che è necessario pagare alle compagnie
    assicurative per poter beneficiare delle coperture assicurative sul rischio vita
    e impiego;
  • Altri costi: possono poi essere previsti costi aggiuntivi per ulteriori
    servizi non standardizzati e che variano per le diverse finanziarie, e che per questa
    ragione non vengono presi in considerazione in questa sede.

I tassi di interesse applicati dalle finanziarie che operano nel
settore sono sempre fissi e possono variare moltissimo, in genere in direzione opposta
rispetto ai costi fissi/di istruttoria e alle commissioni:

  • In alcuni casi vengono praticati tassi nominali estremamente bassi, che svolgono
    un ruolo civetta: in quei casi molto spesso le finanziarie praticano costi fissi
    e commissioni upfront piuttosto elevate;
  • In casi diametralmente opposti invece ai cedenti non viene chiesto nessun costo
    fisso o commissione, neanche per i premi assicurativi, ma vengono chiesti dei tassi
    nominali molto più elevati (in questi casi tutti i costi vengono annegati
    e rimborsati attraverso il tasso di interesse).

Anche nel caso delle cessioni del quinto quindi per poter valutare l’onerosità
del finanziamento è fondamentale valutare il TAEG, l’unico
parametro su cui possa aver senso confrontare i costi dei vari finanziamenti disponibili
(a parità di TAEG il suggerimento che potremmo fornire è quello controintuitivo
di privilegiare i finanziamenti con tassi nominali più elevati: presentano
infatti costi upfront più bassi e quindi risultano meno onerosi
in caso di estinzione anticipata).
In generale la cessione del quinto risulta essere piuttosto onerosa, con TAEG piuttosto
elevati. Le ragioni sono da ricercare nella complessità del processo istruttorio
e nella lunghezza ed onerosità della rete distributiva. Va però evidenziato
che negli ultimi anni, a seguito degli interventi normativi e sanzionatori da parte
di Banca d’Italia, si sono registrate continue riduzioni dei tassi effettivi
globali medi, che sono ormai prossimi a quelli registrati per altre forme di credito
al consumo.
Anche per questo strumento di credito al consumo, la legge 108/96 sull’usura
prevede la rilevazione di due valori medi di tassi effettivi globali medi (uno per
importi fino a 5.000 euro ed uno per importi superiori), sulla base dei quali vengono
poi definite le soglie d’usura.

PRESENZA COPERTURE ASSICURATIVE

Come visto, la cessione del quinto prevede la presenza di coperture assicurative
addirittura per legge: è quindi necessario che il credito sia garantito
da coperture sul rischio vita e sul rischio impiego ove applicabile.
Attualmente per il rischio impiego è sostanzialmente generalizzato l’utilizzo
di coperture del “ramo credito”, mentre riveste un ruolo estremamente
marginale l’utilizzo di coperture del “ramo perdite pecuniarie”
che tutelano troppo poco la finanziaria erogante e presentano costi troppo elevati.
I premi di queste coperture variano molto in funzione delle caratteristiche della
singola operazione:

  • la copertura del rischio vita presenta costi piuttosto ridotti
    per i cedenti più giovani mentre presenta costi molto più elevati
    per i cedenti più anziani, in particolar modo per i pensionati (ovviamente
    il premio è poi proporzionale all’importo della cessione del quinto).
    Per poter ottenere la copertura del rischio è poi ovviamente necessario godere
    di un buono stato di salute (in caso di problemi di salute possono essere applicati
    dei sovrappremi oppure la copertura può essere rifiutata);
  • la copertura del rischio impiego presenta costi piuttosto ridotti
    per i dipendenti di amministrazioni pubbliche o statali, mentre presenta costi molto
    più elevati per i dipendenti di aziende private. I premi delle coperture
    riservate ai dipendenti privati possono variare, oltre ovviamente che in funzione
    dell’importo assicurato, anche del settore lavorativo del dipendente (i settori
    maggiormente rischiosi implicano premi più elevati), delle dimensioni del
    datore di lavoro (in caso di cessioni erogate a dipendenti di piccole dimensioni
    si parla di cessioni Small Business – in questo caso i premi assicurativi
    sono piuttosto elevati e possono anche essere applicate delle franchigie che possono
    arrivare fino al 50% del debito residuo al momento del sinistro) e del TFR accantonato
    (in caso di TFR accantonato sostanzialmente nullo si parla di cessioni No TFR).

Le principali compagnie assicurative del settore sono le seguenti:

Per la copertura dei rischi vita si può poi ricorrere anche al Fondo
rischi INPDAP.

FINALITÀ

La cessione del quinto non è associata a nessuna finalità
specifica: d’altra parte il rischio di credito in questo caso
è piuttosto ridotto e comunque non è legato alla finalità per
cui vengono richiesti i soldi. Ciononostante, le direttive imposte dalla normativa
al fine di sviluppare il credito responsabile, prescrivono ora alle finanziarie
di verificare le finalità per cui sono richiesti i soldi, in modo che i cedenti
possano essere messi in guardia in caso di richiesta di soldi per futili motivi.

MARKETING

Il settore della cessione del quinto negli ultimi anni è
andato incontro ad una progressiva concentrazione, favorita dagli
interventi di Banca d’Italia che hanno avuto il risultato di aumentare la
scala minima necessaria per operare nel settore. L’intervento di Banca d’Italia
che ha avuto impatti maggiori è stato quello che ha chiarito come in caso
di adozione del modello di funding pro-solvendo da parte delle finanziarie, non
era possibile assimilare le cessioni del quinto ai crediti garantiti da garanzie
reali, come le ipoteche immobiliari, e quindi il patrimonio di vigilanza richiesto
alle finanziarie che adottavano questo modello era molto più elevato di quanto
fosse comunemente ritenuto (il patrimonio minimo di vigilanza richiesto in caso
di adozione del modello pro-soluto è invece molto più basso). Questi
interventi hanno di fatto rivoluzionato la struttura del settore ed hanno modificato
le leve di marketing adottate dalle finanziarie per farsi concorrenza. Nella sostanza,
la concentrazione avvenuta nel settore, la ridotta disponibilità di funding
attuale e la cristi economica in atto, hanno ridotto la concorrenza nel settore,
ad anche l’utilizzo quindi delle leve di marketing.
Nel settore la concorrenza si gioca su due livelli:

  • Le finanziarie competono per accaparrarsi i canali distributivi (agenti e mediatori
    creditizi) in grado di intermediare elevate quantità di finanziamenti;
  • Le banche, le finanziarie, gli agenti ed i mediatori creditizi competono per accaparrarsi
    i cedenti.

La concorrenza fra le finanziarie per accaparrarsi i migliori canali distributivi
si gioca sulle seguenti leve:

  • Provvigioni riconosciute alla rete distributiva: alla rete distributiva
    vengono riconosciute delle commissioni sugli importi erogati intermediati. Solitamente
    vengono poi riconosciuti dei premi di produzione al raggiungimento di determinate
    soglie di volumi intermediati nell’arco dell’anno solare (si parla di
    rappel). L’utilizzo di questa leva competitiva si è ridotta molto sempre
    in virtù di interventi da parte di Banca d’Italia che:
  • Avendo riconosciuto che nel settore erano riconosciute commissioni molto elevate
    che poi ricadevano sull’onerosità del credito concesso ai cedenti,
    ha effettuato un’intensa opera di moral suasion ed ha posto dei tetti alle
    commissioni che possono essere riconosciute alla rete;
  • Il Decreto Legislativo 13 agosto 2010 n.141, che ha imposto variazioni profonde
    sui canali distributivi ed ha imposto il monomandato agli agenti in attività
    finanziaria (ciascun agente può intermediare i prodotti di una sola finanziaria)
  • Costi e tassi dei prodotti resi disponibili ai canali distributivi:
    questa leva competitiva è sicuramente molto efficace e potente. Consente
    infatti alla rete distributiva di presentare un’offerta più competitiva
    nei confronti dei potenziali cedenti, e quindi di aumentare l’appeal dei prodotti.
    In questo periodo di concentrazione e contrazione dell’offerta questa leva
    non viene utilizzata molto aggressivamente, ma in passato consentiva di spostare
    ingenti quantità di volumi fra i vari player del settore, soprattutto in
    corrispondenza di determinati di determinati periodi dell’anno (solitamente
    in prossimità della chiusura di bilancio le finanziarie che avevano volumi
    degli impieghi insoddisfacenti proponevano condizioni molto vantaggiose alla rete;
  • Ampiezza della gamma prodotti offerta alla rete distributiva: anche
    questa leva, utilizzata molto aggressivamente in passato, ultimamente ha un po’
    segnato il passo. Nel momento però in cui il credito veniva concesso con
    fin troppa facilità, questa leva era molto importante per attrarre la rete.
    Rivestiva quindi molta importanza l’offerta di prodotti rischiosi o difficili
    da lavorare come ad esempio:
    • Cessioni del quinto offerte a dipendenti di aziende private considerate rischiose
      e per cui era quindi era difficile ottenere copertura assicurativa. Le finanziarie
      riuscivano quindi ad ampliare l’offerta collaborando con molte compagnie assicurative,
      ed ottimizzando quindi il panel di offerta.
    • Cessioni del quinto offerte ad aziende di piccole dimensioni (Small Business). Anche
      in questo caso la concessione del credito era subordinata all’esistenza di
      compagnie disposte ad accollarsi il rischio ed all’accettazione da parte delle
      finanziarie di franchigie sul capitale residuo assicurato.
    • Cessioni del quinto offerte a dipendenti che non avevano TFR accantonato. Si parlava
      di cessioni No TFR, ed anche in questo caso l’erogazione del credito era subordinata
      all’esistenza di compagnie assicurative disposte ad assumersi il rischio.
    • Deleghe di pagamento. La concessione di deleghe di pagamento è nella maggior
      parte dei casi subordinata alla stipula di opportune convenzioni con le amministrazioni
      terze cedute da parte delle finanziarie.
    • Anticipi. Al fine di consentire una leva competitiva in più alle reti distributive,
      le finanziarie più aggressive erano solite offrire alle reti la possibilità
      di concedere anticipi delle somme erogate: questa leva risultava in grado di attrarre
      molti clienti.
  • Livelli di servizio e tempi di erogazione del credito garantiti dai back-office.
    L’ultima leva competitiva adottata dalle finanziarie, tuttora attivamente
    utilizzata, consiste nei livelli di servizio e tempi di erogazione garantiti alla
    rete. Le finanziarie hanno infatti cercato di offrire qualcosa in cambio alle reti
    distributive che si erano viste duramente colpite dagli interventi di Banca d’Italia,
    che hanno tra l’altro reso più complesse le istruttorie, rischiando
    in questo modo rendere la vita ancora più difficile alle reti, che prima
    avevano le mani libere. Diverse finanziarie si sono rivolte a degli outsourcer specializzati
    per realizzare back-office che fossero in grado di offrire livelli di servizio garantiti
    e tempi di erogazione messimi predeterminati: l’outsourcer più rilevante
    del settore è di gran lunga il Centro Lavorazione Cessioni (CLC), della divisione
    Business Process Outsourcing del Gruppo MutuiOnline, che processa più del
    30% delle pratiche di cessione del quinto erogate in Italia.
  • Le maggiori finanziarie operanti nel settore e che distribuiscono
    attraverso reti di agenti in attività finanziaria e di mediatori creditizi
    terzi sono le seguenti:

    La concorrenza per accaparrarsi i cedenti finali si gioca sostanzialmente
    sulle stesse leve su cui si basala concorrenza verso i canali distributivi. In questo
    caso però non rivestono alcun ruolo, se non eventualmente negativo, le commissioni
    riconosciute alla rete, mentre rivestono un ruolo molto importante:

    • I costi ed i tassi concessi ai cedenti. Nel settore molto spesso
      si promuovo i tassi nominali anni, che possono anche essere molto bassi, ma poi
      si applicano costi fissi upfront molto elevati che fanno lievitare il costo del
      finanziamento ed il TAEG (si tratta di una pratica non molto trasparente);
    • I tempi di erogazione e la possibilità di concedere anticipi;
    • La capillarità dei punti vendita ed il brand;
    • La pubblicità: cartellonistica, pubblicità televisiva
      e radiofonica, pubblicità online.

    Le maggiori reti che distribuiscono cessioni del quinto sono le seguenti:

    • Compass S.p.A., finanziaria del gruppo Mediobanca che distribuisce
      attraverso una propria rete di vendita;
    • Findomestic Banca S.p.A.,
      finanziaria del gruppo BNP Paribas che distribuisce attraverso una propria rete
      di vendita;
    • IBL Banca S.p.A., che distribuisce
      anche direttamente attraverso una propria rete di filiali e di negozi finanziari;
    • Consum.it S.p.A., che distribuisce
      attraverso le filiali del Gruppo Monte dei Paschi di Siena;
    • Pitagora S.p.A., che distribuisce direttamente
      attraverso una propria rete di filiali e di negozi finanziari;
    • Intesa Sanpaolo Personal Finance S.p.A., che distribuisce attraverso
      le filiali bancarie del Gruppo Intesa Sanpaolo e delle filiali specializzate (quelle
      che appartenevano a Neos Finance);
    • Credem, che distribuisce attraverso le proprie filiali bancarie
      ed una rete agenziale;
    • Deutsche Bank Easy, nuovo brand assegnato alla rete Prestitempo,
      del gruppo Deutsche Bank;
    • BNL Finance, che distribuisce attraverso le filiali bancarie del
      Gruppo BNP Paribas;
    • Prestitalia S.p.A., finanziaria del gruppo UBI Banca che distribuisce
      direttamente attraverso una rete di agenti;
    • Conafi S.p.A., rete indipendente che distribuisce attraverso una
      propria rete di negozi finanziarie con il brand Prestitò;
    • Figenpa S.p.A., rete indipendente che distribuisce attraverso una
      propria rete di agenzie finanziarie;
    • EuroCQ S.p.A., rete indipendente che distribuisce attraverso una
      propria rete di agenzie finanziarie

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