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La richiesta di rateazione vale come rinuncia alla prescrizione

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corte di cassazioneL’istanza di rateizzazione del debito tributario non costituisce acquiescenza; tuttavia l’aver richiesto e ottenuto la rateizzazione degli importi indicati nelle cartelle di pagamento comporta l’interruzione del termine di prescrizione e si pone, del pari, in maniera incompatibile con l’eccezione di non aver ricevuto notifica delle cartelle. Lo ha stabilito la sezione sesta della Corte di cassazione nell’ordinanza n. 16098/2018. La vertenza tratta di un ricorso presentato avverso cartelle e ruoli per il tramite di estratto di ruolo. Nello svolgersi del contenzioso, dagli atti processuali si rilevava che il contribuente aveva avuto conoscenza delle cartelle in questione e l’impugnazione doveva ritenersi inammissibile perché tardiva, non potendo assumere, una volta notificate le cartelle, l’autonoma impugnabilità dell’estratto di ruolo. La Cassazione ha stabilito che, sia pure non costituendo riconoscimento del debito, la richiesta di rateizzazione equivale a conoscenza del ruolo; questa stessa domanda di rateizzazione comporta, quindi, l’interruzione della prescrizione e si pone come incompatibile con la successiva eccezione di non aver ricevuto la notifica della relativa cartella, rendendo, così, tardivo, il ricorso presentato successivamente contro l’estratto di ruolo. È necessario ricordare quanto disposto dal codice civile sulla prescrizione: l’articolo 2945 dice che, per effetto dell’interruzione del termine di prescrizione, esso ricomincia a decorrere nuovamente, cioè inizia un nuovo periodo di prescrizione. Le cause di interruzione della prescrizione indicate nel codice civile, sono sostanzialmente, tre. Essa si verifica allorché I) sia stata proposta domanda giudiziale, anche in sede arbitrale, art. 2943, commi 1, 2, 3 e 4 c.c.; II) il titolare abbia costituito in mora il debitore, cioè abbia fatto richiesta o intimazione scritta di adempiere al debitore ai sensi dell’art. 1219 c.c., art. 2943 comma 4 c.c., o, infine; III) sia stato effettuato un riconoscimento del debito da parte del soggetto obbligato (art. 2944 c.c.). In tutti questi casi il termine di prescrizione riparte da zero, anche se la prescrizione stessa non è evitata. Recentemente, la stessa sezione sesta della Cassazione con l’ordinanza n. 18/18 del 3 gennaio scorso, ha stabilito che il pagamento inserito all’interno di un ammortamento esattoriale non costituisce, né riconoscimento di debito, né atto interruttivo ai fini della prescrizione, né in ultimo conoscenza legale ai fini della presentazione del ricorso

Benito Fuoco

( ) Il motivo è manifestamente fondato alla stregua dei principi affermati dalle sezioni unite di questa Corte (Cass. 2/10/2015, n. 19704), che hanno chiarito che la tutela del contribuente può estendersi sì anche all’impugnazione delle cartelle e dei ruoli a esse sottesi sempre che l’interesse all’impugnazione nasca effettivamente dalla conoscenza che se ne abbia, in assenza di notifica, solo per mezzo della consegna dell’estratto di ruolo, restando, al di fuori di detta ipotesi, non consentita l’impugnazione in sé dell’estratto di ruolo quale atto interno dell’amministrazione. Di detto principio la sentenza impugnata non ha fatto corretta applicazione, ritenendo che solo per una delle cartelle l’agente della riscossione avesse provato l’avvenuta rimale notifica. Per le altre cartelle per le quali l’agente della riscossione aveva prodotto documentazione comprovante la richiesta di rateizzazione del debito dalle stesse portato e finanche il pagamento di un certo numero di rate (17 su 72 del beneficio concesso), pur richiamando remoto precedente di questa Corte (Cass. sez. 1, 19/6/1975, n. 2436), la sentenza impugnata se ne è in concreto discostata, perché, se è vero che di per sé in materia tributaria, non può costituire acquiescenza da parte del contribuente l’avere chiesto e ottenuto, senza riserva alcuna, la rateizzazione degli importi indicati nelle cartelle di pagamento, nondimeno il riconoscimento del debito comporta in ogni caso l’interruzione del decorso del termine di prescrizione e si pone quindi in maniera incompatibile con l’allegazione del contribuente di non avere ricevuto notifica delle cartelle. Ciò comporta, come chiarito più di recente anche da Cass. sez. 5, 8/2/2017, n. 3347, che in tanto è possibile comunque la contestazione nell’an della pretesa tributaria, sempre che non siano scaduti i termini per la proposizione dell’impugnazione avverso le cartelle, nella fattispecie in esame ampiamente decorsi all’atto della proposizione del ricorso in primo grado, avuto riguardo alla data del 15/1/2012 dei provvedimenti che avevano autorizzato la rateizzazione del debito richiesta dal contribuente. Il ricorso è dunque fondato in relazione al primo motivo, ciò comportando l’assorbimento del terzo, e la sentenza impugnata va cassata senza rinvio, ex art. 382 c.p.c., perché la causa non avrebbe potuto essere proposta. Le spese del doppio grado del giudizio di merito possono essere compensate, stante l’incertezza della giurisprudenza risolta dall’intervento della citata pronuncia delle Sezioni Unite. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

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