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Il doping e l’Inter, una storia triste

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Ci sono vicende talmente tristi per le quali risulta quasi difficile scrivere un articolo da pubblicare su un blog, come questo, chiaramente e dichiaratamente fazioso. Vicende nelle quali sono coinvolte persone che, purtroppo, non ci sono più o, se ci sono ancora, a lungo hanno sofferto.

Stiamo parlando del doping e delle malattie che dall’utilizzo di droghe e sostanze varie atte a migliorare le proprie prestazioni sportive possono derivare. Di doping si parla spesso a proposito di sport quale il ciclismo mentre il nostro amato calcio sembra esserne immune. Ovviamente non è così.

mazzolaincomodoDi doping si parla a sproposito nel caso della Juve, che pure non ha subito alcuna condanna in tal senso (la vicenda sulla prescrizione meriterebbe un post a parte, consiglio questa lettura per un approfondimento) ed anzi è stata assolta dal Tas di Losanna in modo definitivo; ma di un doping ben più grave, che ha causato e probabilmente causerà ulteriori vittime non se ne parla.

C’era una volta una squadra, l’Inter di Angelo Moratti, guidata dal Mago Herrera in panchina, che vinceva in Italia e in Europa. Una squadra nella quale grandi campioni erano coadiuvati da onesti mestieranti che contribuivano alla causa.

Dietro a quei successi, secondo l’accusa ben precisa di un ex giocatore di quella squadra, Ferruccio Mazzola, ci sarebbe però l’utilizzo di sostanze proibite e sconosciute, addirittura anfetamine. Mazzola, fratello del più noto Sandro (figli, entrambi, nel mitico Valentino, capitano del Grande Torino), è morto recentemente, ultima vittima di una serie di morti che hanno coinvolto giocatori di quella squadra. Questo l’agghiacciante elenco, che non tiene conto di altri ex giocatori, che sarebbero attualmente malati o che comunque hanno superato gravi malattie:

Armando Picchi, morto a 36 anni per tumore alla colonna vertebrale;

Marcello Giusti, morto per cancro al cervello nel 1999;

Carlo Tagnin, morto nel 2000 per osteosarcoma;

Mauro Bicicli, deceduto per un tumore al fegato nel 2001;

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Ferdinando Miniussi, morto nel 2002 a causa di una cirrosi epatica;

Enea Masiero, morto di tumore nel 2009;

Giacinto Facchetti, morto per tumore al pancreas nel 2006;

Giuseppe Longoni, morto nel 2006 per vasculopatia cronica;

Ferruccio Mazzola, morto di cancro nel 2013.

La prima considerazione che occorre fare è che se si prende un gruppo di persone che han superato i 60 anni, è facile trovarne parecchi colpiti da mali terribili come quelli elencati. La circostanza triste e da considerare è che questi giocatori erano tutti appartenenti di un’unica squadra nello stesso periodo storico. In Italia, e forse nel mondo, non esiste altra circostanza simile.

herrera-morattiMazzola ha raccontato tutto in un libro, “Il Terzo Incomodo“, in cui racconta di come i giocatori di quella squadra venissero invitati a prendere pillole sconosciute prima delle partite. Molti di loro, con il passare dei mesi, presero l’abitudine di sputare le pillole di nascosto ma il Mago Herrera se ne accorse ed iniziò a scioglierle in quelli che diventarono poi i famosi caffè di Herrera.

Erano, stando al racconto di Ferruccio Mazzola, proprio le riserve a sperimentare nuove combinazioni o prodotti, in modo da poter poi dare ai titolari le sostanze che garantivano risultati migliori. Non è un caso, infatti, che la maggior parte dei giocatori dell’elenco di cui sopra erano proprio delle riserve…

Il libro, quando uscì, destò scandalo. Uno scandalo tale per cui Facchetti, ancora in vita, decise di denunciare l’ex compagno autore del libro. Il processo però non fu favorevole all’Inter che dovette anche pagarne le spese processuali.

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Una testimonianza incredibile, che però precisa come non era solo l’Inter a ricorrere a certe usanze. Mazzola dichiarò di aver visto cose simili anche nella Fiorentina e nella Lazio. Nella Fiorentina di quegli anni morirono, in seguito, Bruno Beatrice, Ugo Ferrante, Nello Saltutti e Mattiolini e si ammalarono, fortunatamente in modo non mortale, anche Caso e De Sisti.

Mazzola stupisce il lettore ricordando come in una delle tragedie più grandi che hanno colpito il calcio italiano, ossia la morte di Giuliano Taccola, 26 anni, giocatore della Roma, ci fosse una triste quanto curiosa coincidenza, ossia la presenza, come allenatore, di Helenio Herrera…

Il libro è attualmente in vendita e noi ne consigliamo vivamente la lettura.

Non me la sento, onestamente, di aggiungere altro nè, soprattutto, di trarre delle conclusioni che possano, in qualche modo, strumentalizzare la tragedia di così tante persone. L’unica cosa che mi sento di dire è che chi si riempie la bocca con accuse di doping mai verificate e lo fa solo per poter gettare fango sulle vittorie di una squadra (o di un altro atleta, come nel caso di Nadal nel tennis) forse dovrebbe informarsi meglio e tacere, anche solo per rispetto nei confronti di ex giocatori che hanno fanno una brutta fine.

Da domani, per fortuna, si torna a parlare di cose più leggere con il quarto articolo della “settimana del prescritto“. Parleremo di quando l’Inter ha macchiato la propria gloriosa storia con tentativi di corruzione, lanci di lattine e taroccamenti di documenti in un torneo giovanile. Insomma, situazioni che non si confanno troppo ad una società che, Thohir docet, si è distinta, nel corso della sua storia per integrità e lealtà.

La settimana del prescritto, tutti gli articoli:

Il primo scudetto dell’Inter vinto col trucchetto

Quando l’Inter fu retrocessa ma non andò in B

Il doping e l’Inter, una storia triste

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Corruzione, lattine e tornei giovanili col trucco

Il passaporto di Recoba: si cambiarono le regole per non far retrocedere l’Inter

 Iuliano – Ronaldo, la storia raccontata a modo loro

Mai stati (mandati) in B. Storia di una prescrizione

I Libri che non puoi non avere letto:

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